Copio ed incollo un articolo apparso questa mattina addirittura su Repubblica.. povero Abruzzo.

Il reportage. Abruzzo, speculazioni ed ecomostri sulle rive del Pescara
Enormi complessi commerciali costruiti su terreni a rischio alluvione

Fango, veleni e colate di cemento
così muore il fiume di D’Annunzio
Le sostanze micidiali stoccate per un secolo sotto il Gran Sasso sono ancora lì
Un intrico di strade, viadotti, parcheggi, cave e aree dedicate alla vendita

Fango, veleni e colate di cemento così muore il fiume di D’Annunzio
dal nostro inviato PAOLO RUMIZ
PESCARA - Scende fango dall’Appennino, la melma del fiume picchia contro Pescara mentre sull’Abruzzo s’abbatte anche il nubifragio della politica. In città ormai si parla di “emergenze parallele”: faide e temporali, cemento e rischio alluvione, piogge torrenziali e sindaci in manette. E davvero sembra che tutto si imbottigli lì, nella gola del fiume cantato da D’Annunzio.

L’acqua tempestosa e marrone, gli anni di malgoverno e la questione morale che ha travolto la sinistra come un’onda di piena dopo la Sanitopoli di Ottaviano Del Turco.

L’orrore comincia subito, dopo l’incanto delle risorgive di Popoli, trasparenti tra i salici. È lo sposalizio con i veleni stoccati per un secolo dalla Montedison ai piedi del Gran Sasso, lì dove emerse la statua del guerriero italico di Capestrano. Roba micidiale, tipo Marghera, che per anni ha inquinato l’acquedotto di Pescara e per mesi è stata nascosta agli abruzzesi. Il terreno doveva essere messo in sicurezza, ma è ancora lì, sotto la pioggia d’autunno. In alto, immacolate di neve, Maiella e Gran Sasso. Sotto, un fiume che muore. Trote malate, boccheggianti, coperte di piaghe. Le puoi quasi prendere con le mani. Ma il peggio arriva dopo, quando la gola s’allarga. Un intrico di strade, viadotti, parcheggi, cave, centri commerciali. Il Pescara diventa uno zombie, le sponde un colabrodo, la valle un Bronx.

Rosciano è in allarme: è prevista una discarica di materiali inerti, in gestione alla famiglia Bellìa, siciliana, appena colpita da arresti per traffico di rifiuti illeciti. L’idea è di chi ha progettato un supermercato poco a valle, sul fiume. “Vada - mi dicono - è grande come una portaerei. Si chiama Megalò. Ma - ghignano - noi lo chiamiamo… Regalò”.

Megalò, ai piedi di Chieti, va oltre l’immaginazione. Enorme, lussuoso, con commesse-veline e guardiani in completo scuro. È il più grande dell’Italia centrale. Una luccicante astronave del consumo dove si celebra la fine della cultura appenninica. Ma lo stupefacente è dove l’hanno costruito: nel mezzo di uno spazio già inondato da metri d’acqua nel ‘92. Il fiume ribolle, a soli cento metri. Chiedo se non c’è rischio e mi spiegano di no. C’è l’argine appena fatto, alto undici metri sul letto del Pescara.

Vado a vedere. Una scarpata di pietra ha ingabbiato la corrente e la golena superstite è stata attrezzata con parcheggi, lastroni in cemento e sentieri in ghiaia. Il tutto decorato con alberelli (stitici), un laghetto (vuoto), qualche panchina (già distrutta dai vandali) e pannelli (illeggibili) a gloria di transumanze morte e sepolte. Intorno, piloni e scavalco di superstrade. Persone: zero. Fango: ovunque. Un cartello corona il degrado.

C’è scritto: “Parco fluviale”. Anzi, “Parco di riqualificazione urbana per lo sviluppo sostenibile del territorio”. Meno male. Non occorre sapere molto di fiumi per capire che quel tipo d’argine è un acceleratore che toglie ogni freno all’acqua in picchiata su Pescara. L’area è bassa, una di quelle tipiche “casse di espansione” dove in caso di piena si lascia che il fiume dilaghi per non impazzire a valle. Non ci posso credere. Cerco nel sito della regione Abruzzo. C’è una mappa del fiume Pescara al 25 mila, con le zone a massimo rischio di esondazione (R4) segnate in blu. Megalò sorge su una di queste. Un posto inedificabile, dove i terreni non costano niente. Forse è per questo che lo chiamano Regalò. Possibile che abbiano dato una concessione edilizia in un posto simile? Dopo la tragedia di Sarno la legge lo vieta. Invece sì, l’hanno data. Prima con i timbri della regione di centrodestra, poi - due anni fa - con l’inaugurazione in pompa magna del centrosinistra, Del Turco in prima fila. Continuità perfetta.

Piove di nuovo, cielo giallo monsonico. Scendo a valle, dove la mappa indica un’altra zona blu. Una spianata agricola, l’ultima cassa di espansione del fiume. Inedificabile anche quella. Ma nel paese accanto, a Villanova, mi avvertono che anche lì sorgerà un ipermercato. Di più: una città commerciale, con un autodromo e mega-alberghi. Una cosa immensa, mai vista in Italia, grande come la somma di tutti gli ipermercati già costruiti in zona. La domanda è già approdata alla commissione ambiente. Anche il nome è già pronto: “Grand Prix One”.

Leggo su internet: un milione di metri quadrati, 1800 addetti, una “magica combinazione di strutture ricettive, espositive, commerciali e (sic) esperienziali”. Disneyland e Imola messe insieme. A che serve, in una regione che ha già la più alta densità europea di ipermercati? Chi saranno i clienti? E chi ha i soldi per questo immane investimento? Pare che l’ok della Regione non sia ancora arrivato solo per via della campagna elettorale. Ma ora tutto dovrebbe sbloccarsi. Megalò ha aperto la strada.

Scendo ancora verso Pescara, ma non c’è pace per il fiume. Ruspe s’accaniscono su un’ansa, poco sotto un altro ipermercato, nome “Auchan Mall”. La riva è stata sostituita da gabbioni in pietra, un querceto è stato spianato. Intorno, cani liberi. Un disastro. Chiedo che roba è. Risposta: centraline idroelettriche. Faccio un po’ di conti. Il dislivello è minimo. Insieme, i due sbarramenti produrranno meno di una sola pala eolica. Cerco notizie su un giornale abruzzese “on line”, e la conferma arriva. Quattro megawatt e mezzo contro cinque di un mulino a vento. Che senso ha? Non c’è risposta. La gente dice: “Addumannètele a lu commissarie”. Quale commissario? Quello che governa le acque del bacino, nominato da due anni. Ma cosa fa? Perché non vede tutto questo? C’è il Pescara che ribolle, gonfio di limo smosso dai bulldozer, picchia come un golem sulle porte della città. Pare la vigilia dell’alluvione del ‘92, quando spinse in mare 300 pescherecci e decine di automobili, dopo aver sfondato gli sbarramenti di alberi accumulati. Nel 1888, quando si scatenò il peggio, l’acqua superò i tetti delle case portandosi via la gente che s’era arrampicata lassù.

Pescara. Nel Palazzo risposte guardinghe e facce scure. Ma qualcosa viene a galla: per le centraline i lavori sono iniziati senza valutazione ambientale. Sembra impossibile ma è così. Per compensare l’invasione cementizia a monte, “lu commissarie” costruirà a monte nuove casse di espansione, artificiali. Un’altra manomissione per compensare una manomissione. A spese di chi? Del contribuente. E intanto mi illustrano un “piano di navigabilità” del Pescara, con tanto di chiuse tipo Panama, piste ciclabili e aree picnic. Che intanto il fiume sia scomparso, non preoccupa nessuno.

Il commissario dunque. Nome Adriano, cognome Goio, ex sindaco di Trento. Ha pieni poteri sul fiume Pescara e affluenti. Regna su un terzo delle acque abruzzesi, una delle regioni più ricche di oro blu. Chi l’ha voluto? Ottaviano Del Turco, l’ex presidente della Commissione parlamentare antimafia che, eletto governatore, ha chiesto al governo - allora di centrodestra - di dichiarare un non meglio specificato stato di “emergenza socio-economico-sanitaria” per il degrado del fiume Aterno-Pescara. Tutto comincia allora.

È l’inverno del 2006 e l’idea piace al Cavaliere, che pure sta per decadere causa elezioni anticipate. Gli piace al punto che la approva come ordinanza, all’ultimo minuto della sua permanenza a Palazzo Chigi, la sera del 9 marzo 2006. Il provvedimento è sul sito del consiglio dei ministri, porta il numero 3504, l’ultimissimo del governo. Da nessuna parte si chiarisce il senso dell’emergenza. Chiarissima, viceversa, la fretta. Come per un debito d’onore.

Oggi si vocifera di un passaggio di Del Turco al Pdl? Roba vecchia, ti dicono a Pescara. Tra l’orso marsicano e Berlusconi l’idillio cova da tre anni. I fiumi non mentono. Difatti il commissario - confermato dal successivo governo di sinistra - ha carta bianca sul territorio. Può fare a meno di valutazioni di impatto ambientale e derogare dalla legislazione italiana ed europea. Oggi risponde a una sola persona: Silvio Berlusconi, che diventa monarca delle acque d’Abruzzo.

Sembra un’eccezione necessaria ad adeguare rapidamente l’alveo ai parametri della Ue, ma non è così. “Non posso interferire sull’urbanistica degli enti pubblici” ci dichiara Goio. “A quei supermercati avrei dato parere negativo, ma non ho competenza per bloccare nulla. Sarebbe come se chiedessi ai giudici di liberare il sindaco di Pescara”. Quando la gente gli ha chiesto di intervenire almeno sui veleni Montedison, Goio ha obiettato che la cosa non rientrava nei suoi compiti. Ed era vero: per coprire anche quell’emergenza gli hanno dovuto dare una seconda nomina a commissario. Ma anche così sulla Marghera del Centro-Sud non arriva ombra di contromisura. Contro la Montedison (e i privati in generale) i poteri assoluti non contano improvvisamente nulla. Niente messa in sicurezza, niente carotaggi, niente piani di bonifica. E intanto il fiume è in apnea.

Povero Abruzzo, il fango avanza e l’ultimo scandalo è solo una conferma del tramonto di un’isola felice. Da tempo mafia e camorra hanno messo le mani sul territorio, col business dell’edilizia e dei rifiuti. C’è l’affarone dell’acqua da imbottigliare per una manciata di euro; e ci sono i “regali” alla grande distribuzione, a spese dei fiumi e della cultura locale. “Qui - ti dicono - un pastore è asfissiato di divieti, ma un palazzinaro fa ciò che vuole”.

Il Pescara arriva tumefatto al mare e non trova un metro libero per uscire al largo. L’ultimo pezzo di arenile con pineta, in comune di Francavilla, lo stanno cancellando ora, con una linea Maginot di appartamenti. Ma il bello deve ancora venire, con la Nuova Pescara di cemento che l’imprenditore Carlo Toto - implicato nell’ultima storiaccia - s’appresta a costruire a monte di quella esistente.

Il mare non c’è più, le dune sono sparite, i veleni avanzano, il fiume è diventato una belva selvaggia, ma pochi protestano. Gli abruzzesi sono abituati a tacere da secoli. La loro è una “regione camomilla”, utilmente nascosta in una zona d’ombra dei media. Il dossier di un’azienda multinazionale la descrive così: “facilità di penetrazione, costi d’insediamento minimi, zero conflittualità sociale”. Soprattutto, “poche obiezioni ecologiche”. Sembra il Congo, invece è Italia.

Del Turco li ha emarginati tutti, i rompiscatole ambientalisti. Il direttore del parco del Gran Sasso, quello del parco del Sirente, i consulenti universitari e i dirigenti attenti alle regole. Nelle liste elettorali il Pd ha completato l’opera, con i risultati che si vedono. Ora, la melma degli ultimi arresti. Piove governo ladro, dicono gli italiani. Forse non è mai stato così vero come da queste parti.

da Repubblica.It

Fabio Bazzani, biancazzurro!!

Fabio Bazzani Pescara Calcio

Finalmente, dopo giorni e giorni di silenzio dal fronte calcistico.. arriva questa bella notizia per la gioia di noi tifosi del delfino: Fabio Bazzani ha firmato per la Pescara Calcio.
Ed intanto, in serata, presso un notaio di Pescara, la situazione societaria dovrebbe essere chiarita. La suddivisione delle quote del pacchetto azionario sarà con ogni probabilità fra Edmondo, Colasante, Gruppo Soglia, ed addirittura il 40% dovrebbe essere suddiviso fra quattro imprenditori (tra cui figura Peppe De Cecco patron dell’Angolana ). Antonio Edmondo si vocifera sarà il nuovo Presidente mentre Francesco Soglia dovrebbe rimanere quale responsabile dell’area tecnica. Tutto verrà chiarito nelle prossime ore..

da pescaracalcio.com

Pescara Calcio S.p.A. comunica di aver raggiunto l’accordo per l’acquisizione dei diritti alle prestazioni sportive del calciatore Fabio Bazzani.

Il centravanti bolognese, reduce da una stagione in serie B con la maglia del Brescia, si accasa per la prima volta nella sua carriera in un club di LegaPro, dopo aver collezionato 120 presenze e 30 gol in serie A, e 3 presenze con la maglia della Nazionale “A”.

Queste le prime parole del nuovo attaccante biancazzurro: “Ho scelto Pescara per una questione di stimoli. Per me nel calcio non conta la categoria, ma la voglia di far bene e le motivazioni in campo. Pescara è una piazza importante, di tradizione, e ho trovato nel progetto le mie stesse ambizioni. A Pescara ho degli amici che mi hanno parlato bene della città e della piazza. Non vedo l’ora di cominciare”.

Fabio Bazzani si sottoporrà domattina alle consuete visite mediche e raggiungerà i compagni in ritiro.

La scheda di Fabio Bazzani
120 presenze e 30 gol in serie A

DATI PERSONALI: Ruolo: attaccante
Posizione: centrale
Piede di calcio: destro
Nazionalità: Italiana
Nato il: 20/10/1976
A: Bologna
Altezza: 186 cm
Peso forma: 80 Kg

CARRIERA:

2007-08 BRESCIA B 25 presenze 1 gol
2006-07 SAMPDORIA A 21 presenze 1 gol
2005-06 SAMPDORIA A 6 presenze 1 gol
2004-05(gen) LAZIO A 15 presenze 3 gol
2004-05 SAMPDORIA A 14 presenze 2 gol
2003-04 SAMPDORIA A 32 presenze 13 gol
2002-03 SAMPDORIA B 37 presenze 15 gol
2001-02(sett.) PERUGIA A 29 presenze 10 gol
2001-02 VENEZIA A 3 presenze 0 gol
2000-01 VENEZIA B 36 presenze 5 gol
1999-00 AREZZO C1_B 31 presenze 20 gol
1998-99 VARESE C1_A 29 presenze 3 gol
1997-98 VENEZIA B 2 presenze 0 gol
1996-97 SANDONA’ C2_B 32 presenze 5 gol
1995-96 IPERZOLA CND 26 presenze 16 gol
1994-95 IPERZOLA ECC 31 presenze 14 gol

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  • Pubblicato in: Sport
  • Aifone? ahaha

    Se fosse successa in Microsoft una cosa del genere.. tutto il Mondo starebbe li a sputare merda su Redmonds, invece questa volta a far parlare in negativo è niente popopopopo di meno che Steve Jobs..

    Iphone 3g

    Eh, si.. da ieri tutti i tg dell’universo hanno passato la promo-notizia di sto cazzo di melafonino in grado di cambiare la nostra vita, ed invece.. nulla, o quasi, è cambiato da quando, incazzato come un riccio, presi tastiera e mouse e andai giù duro nell’articolo antiphone.

    Se pensavate che tutti quei limiti fossero ormai un lontano ricordo, vi sbagliate di grosso. Ecco cosa il telefono in grado di cambiare il Mo(n)do di vivere di noi comuni esseri umani NON riesce a capire:
    - la batteria non è rimovibile (sostiuirla costerà circa 100 euri!)
    - la fotocamera principale è di soli 2megapixel e la qualità delle foto è alquanto discutibile per un telefono che parte da un costo di 500 euri!!
    - niente videochiamata
    - niente videocamera frontale
    - niente mms
    - niente video record (anche il mio glorioso nec e606, ve lo ricordate il telefono che ogni vip aveva al mare.. il panino di tanti hanni fa che celebrò il marchio 3 in Italia.. eh si…anche lui era in grado di registrare un brevissimo filmato o di inviare o ricevere mms)
    - non sa nemmeno dove sta di casa il copia-incolla
    - il bluetooth non invia ne riceve alcun tipo di file… ma solo con auricolare (anche se molti in queste ore hanno lamentato perplessità sulla possibilità di collegarci persino gli auricolari senza filo)
    - non si può usare come modem (cioè, pago 50 euro al mese di canone flat aziendale e mi vengono a dire che non potrò sfruttare la mia connessione per avere internet sul notebook?!?!? ma scherziamo!!)

    Ma veniamo ad oggi: il momento dell’imbarazzo generale. Forse non sapete che per iniziare ad utilizzare questo device, è necessario connetterlo ad un pc o mac dotato di itunes e connessione ad internet per poter effettuare una sorta di attivazione online. Di per sè è già una cosa abbastanza ridicola.. ditemi a me se un povero cristo, per poter usare un telefono deve anche sapere usare un software come itunes. Naturalmente non parlo per me, ma per tutte quelle persone che andranno a comprare il telefono senza, magari, sapere che se a casa non hanno un computer ed una connessione ad internet NON POTRANNO USARE ASSOLUTAMENTE IL NUOVO ACQUISTO. Ma c’è di più: oggi a sorpresa generale, tanti tantissimi utenti che sono stati a ritirare il proprio melafonino, son tornati a casa per effettuare questa attivazione e.. ZAC IL SERVER GENERALE DELLA APPLE ERA DOWN!!
    Ci sono migliaia di persone nel mondo che hanno speso 500 euro per comprare questo telefono e ad ora non riescono addirittura ad effettuare la prima chiamata!!! Se una cosa del genere fosse accaduta ad un device o pc di Microsoft…. ahahah.. meglio non pensarci..

    Ma, detto questo… molto probabilmente comprerò anch’io un iphone.. eh si, perchè sono schiavo delle new technology.. devo ammettere la mia debolezza, ma quanto meno sono consapevole dei limiti del dispositivo che sto per comprare.. a differenza di tutto il resto del pianeta che si sta facendo infinocchiare dai media di tutto il mondo, VERE MERDE DI QUESTA UMANITA’.

    Vi saluto con una piccola clip parodia dell’iphone e di Steve Jobs ihihi
    ciao belli

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  • Pubblicato in: HiTech & TLC
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