7 mag
L’arte del relax non ha prezzo… stasera, tornato a casa dopo un’intera giornata di lavoro cercavo qualcosa per rilassarmi.
Mi ricordo, di quando uno spot comico si curava di prendere in simpatia quel device, chiamato iphone… nella parodia, che spopolava sul web, si vedeva un ragazzo fare le cose più assurde grazie, a loro dire, all’invenzione del secolo: l’iPhone. Questo ragazzo si svegliava, e con il suo melafonino poteva sentire la musica, guardare la tv, radersi, prepararsi un caffè… insomma, la parodia voleva sfottere tutti quei milioni di americani che passano le giornate a giochicchiare col proprio iPhone.
Beh, fare il caffè è ancora un sogno da realizzare (o forse no), ma stasera ho scoperto l’esistenza di una “inutility” davvero assurda: il programma in questione si chiama Koi Pond e permette di avere sul proprio iPhone un vero acquario, con tanto di effetti sonori e giochi d’acqua al tocco dello schermo.

Dentro questo stagno virtuale sono presenti dei pesci e della vegetazione. Altra figata è la possibilità di interagire con lo stagno: poggiando il dito sullo schermo, infatti, riuscirete a muovere l’acqua nello stesso modo in cui la rendereste crespa mettendoci dentro le vostre mani. Questo video rende più di tante parole:
Prima di darmi del pazzo, vi do un consiglio: provate a rientrare a casa dopo una giornata di lavoro, allungarvi sul letto al buio, cuffie all’orecchio e fate partire questo acquario… sentire i suoni della pioggia che cade all’interno dello stagno, i tuoni in lontananza, il cinguettare degli uccellini… Veramente sensazionale !!!
Share on Facebook4 mag
Organizzando l’estate, cerco di pensare poco. Soprattutto pensieri leggeri, visto che le belle giornate sono ormai arrivate.
In questi giorni pensavo a cosa mi piacerebbe fare “da grande”. Beh, visto che guardando fuori dalla finestra, vedo che il mondo va letteralmente a puttane, tutto sommato, mi ritengo davvero tanto fortunato. Soprattutto, sono felice di poter fare un lavoro che amo, ma se avessi una bacchetta magica? Cosa vorrei fare nella vita? Ehm…. vediamo un pò: una delle mie passioni è scrivere. Vorrei avere il tempo e le possibilità di curare questa passione. Se avessi la bacchetta magica, quindi, mi piacerebbe essere un blogger di successo, possibilmente in California. Ecco, stile David Duchovny in Californication. Che sogno!
Share on Facebook2 mag
Niente da fare… sempre più spesso mi capita di dover citare un mio vecchio articolo indirizzato all’allora presidente del consiglio. Di tempo ne è passato, ma siamo sempre qui a farci umiliare dal mondo intero.
Nel nuovo rapporto annuale sulla libertà dei media e della stampa dei paesi moderni, esce con stupore un dato assurdo: l’Italia, unico paese in Europa, RETROCEDE nella graduatoria di “libertà di espressione di stampa”.
Un dato che mi lascia sempre più incredulo, dato l’inerzia con la quale il popolo italiano sta affrontando la questione: cambiano i cazzi ma i culi son sempre i nostri!!! E questo sembra non turbare minimamente il cittadino che, si accontenta di leggere il proprio giornale, col proprio colore politico, senza immaginare nemmeno lontanamente che un presidente del consiglio (ovvero colui che deciderà di che morte moriremo) è padrone di tutte le tv nazionali, del più grande impero editoriale, fatto di tanti piccole testate locali.
Il mio è un discorso sempre e solo senza colore politico: ho attaccato tanto il precedente governo di sinistra (vedi articolo sopra citato), quanto quello di oggi.
La libertà di stampa si sta riducendo in tutto il mondo, e l’Italia non è esente da questa forma di degrado. Nel rapporto 2009 di Freedom House (organizzazione autonoma con sede negli Stati Uniti, che si pone come obiettivo la promozione della libertà nel mondo), infatti il nostro Paese viene declassato per la prima volta da Paese ‘libero’ (free) a ‘parzialmente libero’ (partly free), unico caso nell’Europa Occidentale insieme alla Turchia.
Nonostante l’Europa Occidentale goda a tutt’oggi della più ampia libertà di stampa, l’Italia è stata retrocessa nella categoria dei Paesi parzialmente liberi, dal momento che la libertà di parola è stata limitata da nuove leggi, dai tribunali, dalle crescenti intimidazioni subite dai giornalisti da parte della criminalità organizzata e dei gruppi di estrema destra, e a causa dell’eccessiva concentrazione della proprietà dei media.
Berlusconi, affermano senza reticenze gli autori del rapporto, controlla attraverso il governo la Rai, e possiede Mediaset. E la crisi di La7 non ha certo giovato in questo panorama.
Bisogna notare una cosa molto importante, ovvero i paesi che si distinguono per eccelenza, come sempre, sono i paesi nordici, dove servizi, media, qualità della vita, etc.. da sempre sono ai massimi livelli
I Paesi più liberi dell’Europa Occidentale sotto il profilo della libertà di stampa, sono, a giudizio di Freedom House, l’Islanda (primo), la Finlandia e la Norvegia (secondi), la Danimarca e la Svezia (quarti). Gli stessi Paesi sono anche in cima alla classifica generale.
Fonte: Corriere.it
Share on Facebook21 apr
Mhhh, stasera sono davvero a pezzi pezzettini. Giornata lunghissima e alla fine ho avuto modo di capire che qua, c’è bisogno assolutamente di una pausa. Si si, è ora! Il ponte del primo maggio potrà essere un ottima valvola di sfogo.
Ma si… non si può sempre “pensare”. Dopo giorni di preoccupazioni intense, pian piano sto tornando alla vita normale: lavoro, studi, impegni che ti prendono e ti tengono costantemente in tensione.
Stavo guardando un pò di vecchie foto. Mi piace sfogliare i ricordi, unico e vero legame fra passato e presente… ed allora, guardavo questo scatto immortalato nel giugno 2001.

Sulle spiagge del villaggio vacanze Valtur di Ostuni, ho trascorso una delle settimane più belle delle mia vita. Ricordi indelebili di una notte d’estate lontana una vita. Quella vacanza “a scrocco” la ricordo bene e penso di potermi prendere il merito di aver contribuito tanto a regalare una settimana da favola anche agli altri 5 amici, compagni di scuola, che con me hanno lavorato per la “spedizione degli angeli del web”. Beh, una storia lunga, fatta di un duro lavoro durato quasi l’intero anno scolastico (ero al quarto superiore) e che ha visto il culmine con la vittoria del nostro team alla finale regionale. Da li, si spalancarono le porte per le finali nazionali di Ostuni. Inutile dirvi che a tutto stavo pensando, tranne che al concorso e al premio in palio: il fatto di poter passare un’intera settimana in uno dei posti più belli d’Italia assieme ai miei amici… sapete dargli un valore? Beh, io no.
Perchè credo di aver regalato questa vacanza a noi tutti? Beh, il nostro prodotto vincente fu un portale web, nato dal lavoro del sottoscritto che ha dedicato tantissimo alla programmazione. Tenete conto che stiamo parlando del 2001 ed io avevo appena 18 anni. Di grossi portali locali non ce n’era nemmeno l’ombra ma noi, grazie al lavoro di una grandissima squadra, eravamo semplicemente unici nel nostro territorio.
Un esperienza indimenticabile che magari, un giorno, vi racconterò meglio…
Notte gente!
19 apr

Non voglio essere ne ripetitivo, ne troppo pesante, dando l’idea del tipico atteggiamento alla Beppe Grillo ma… questo stralcio tratto da lastampa.it dovete assolutamente leggerlo. Sono senza parole.
«Se le scosse avessero colpito al mattino, sarebbero morti in mille»
di FERRUCCIO SANSAUn’università costruita con la plastica. Come i Lego. E non una facoltà qualunque, ma proprio ingegneria, il regno dei progettisti. A guardare le tonnellate di detriti accumulati davanti alle aule degli studenti si resta di sasso: al posto del cemento armato si trova plastica espansa. Proprio questo avrebbe provocato il crollo che, se i ragazzi fossero stati presenti, era destinato a causare una strage. Ieri mattina decine di studenti si sono presentati davanti ai cancelli di ingegneria, come fosse un giorno di lezione. Ma il motivo era un altro: recuperare i computer e il materiale frutto di anni di ricerche. Così non è stato difficile per il cronista entrare e provare un atroce dubbio, un altro ancora, che il terremoto ha suscitato. E pensare che la facoltà di ingegneria era uno dei fiori all’occhiello dell’università dell’Aquila. Siamo a Roio Poggio, una collina che domina la città e si affaccia sulle montagne. Difficile trovare un ateneo altrettanto suggestivo, una specie di nido in mezzo ai boschi. Proprio per questo gli architetti negli Anni Ottanta avevano disegnato questi edifici dalle immense vetrate affacciate sul Gran Sasso. Un progetto dalla lunga storia che fu ultimato soltanto negli Anni Novanta, con tante imprese che si alternarono nell’esecuzione. Ma alla fine, si disse, ne era valsa la pena.
Oggi, però, a vedere gli effetti del terremoto viene qualche dubbio. L’edificio 1, quello della biblioteca, appare quasi integro. Certo, ci sono stati dei crolli, ma il sisma non è stato una carezza. I guai, seri, invece, si scoprono nel secondo palazzo, quello più frequentato, con decine di aule in grado di ospitare circa 1200 ragazzi. Arrivarci, sgusciando tra i corridoi ingombri di detriti, non è facile. Ed ecco la sorpresa. Le vetrate, appunto. Quello che doveva essere il tratto distintivo dell’edificio ha rischiato di provocare un disastro. Le enormi lastre trasparenti erano sospese a molti metri d’altezza e dovevano essere in grado di resistere ai terremoti. La garanzia derivava dal cemento armato su cui le vetrate avrebbero dovuto poggiare. Ma a quanto pare non era così. Lo dicono i detriti, ma anche i brandelli della struttura rimasti in piedi e ancora visibili. Lo dice chi se ne intende: «Al posto del cemento c’era della plastica», allarga le braccia un vigile del fuoco. Di cemento c’era soltanto un sottile spessore che non ha retto la scossa. Il risultato: tonnellate e tonnellate di materiale sono crollate sulle scale, proprio quelle da cui dovevano fuggire gli studenti. I vigili del fuoco e i professori che ieri camminavano con le torce elettriche per i corridoi bui e deserti dell’università non nascondono la rabbia: «Questa non è un’università, ma una trappola per topi». Tutti indicano le aule: decine, ma sotto il livello del terreno. Un docente allarga le braccia, forse immaginando anche se stesso in cerca di una introvabile via di fuga: «Se la scossa fosse arrivata in una normale mattina di lezione, non si sarebbe stato scampo».
Primo, per i crolli che si sono verificati negli spazi dedicati ai ragazzi. Secondo, perché la scala d’uscita era occupata dai detriti. Ma ancora: se gli studenti e i professori fossero stati all’università, sarebbero stati colpiti da lame di vetro pesanti decine di chili, precipitate da molti metri di altezza. «Qui ci saranno un sacco di cose da chiarire», commenta un tecnico dei vigili del fuoco, muovendo con un piede le macerie. Osservando i brandelli di struttura ancora pericolanti. Nei giorni scorsi gli esperti dell’università hanno compiuto i primi sopralluoghi nell’ateneo. Il rapporto con i risultati tra breve sarà completato e senz’altro aprirà un nuovo fronte di indagine. Intanto si sta cercando di risalire alle imprese che hanno realizzato le vetrate. Di distinguere gli eventuali responsabili dalle altre società che hanno compiuto i lavori a regola d’arte. I locali del primo padiglione e della mensa, per dire, hanno retto bene il colpo. Tutto per arrivare a quella domanda: chi ha utilizzato plastica espansa invece del cemento? All’uscita dell’università gli studenti formano capannelli. Si comunicano amarezza e delusione: «Rischiamo di perdere il lavoro di un anno». Un professore si allontana e a mezza voce sospira: «Se sapessero… altro che le ricerche, hanno rischiato di perdere la vita».
Fonte: Lastampa.it
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