1 ago
Una giornata di fine luglio che ti lascia un grande ricordo dentro. Uno spettacolo che ricorderò per sempre. E’ semplicemente unica la sensazione che vivi in quelle poche decine di minuti che scorrono in fretta, quando sulla tua testa hai dei caccia militari italiani, guidati da i più bravi piloti scelti dell’areonautica italiana.
Con dieci aerei, di cui nove in formazione e uno solista sono la pattuglia acrobatica più numerosa del mondo, ed il loro programma di volo, comprendente una ventina di acrobazie e della durata di circa mezz’ora, le ha rese tra le più famose. Solo i migliori piloti accedono alle Frecce Tricolori: ogni anno se ne selezionano due o tre scelti tassativamente tra chi ha più di 1.000 ore di volo, e una volta entrati devono seguire un programma addestrativo d’inserimento graduale.
Obbligo rendere omaggio a questi artisti dei cieli, con una breve clip girata, selezionata e montata dal sottoscritto.
Il brano che ho scelto come soundtrack è un capolavoro tratto dalla raccolta “Re:Jazz” dal titolo “You’ll see”. Il filmato, realizzato in Full HD è stato girato domenica 31 luglio, ai piedi del “Ponte del Mare”, sul litorale di Pescara.
Share on Facebook21 giu
Lo so cari amici… in questi giorni, sono monotematico… ma la sbornia di emozioni di un anno intero appresso al Pescara, non può smaltirsi così in fretta.
Ho pescato questa splendida clip realizzata da un tifoso bianco azzurro… E non potevo non passarla…
Aria di calcio, in questi giorni di mondiale… L’italia, come facilmente prevedibile non sta facendo una bella figura, anzi!! Ma di questo dobbiamo ringraziare quei grandi club di vertice, che anzichè scovare e coltivare giovani talenti italiani, hanno messo su vere e proprie multinazionali del calcio. Il nostro sport nazionale va verso il baratro ed i grandi club, anzichè correre ai ripari, pensano al loro business: ci vogliono in poltrona, tutti davanti ai nostri decoder, che guardiamo la partita seduti su un divano.
Il calcio va sentito e vissuto, non solo guardato. L’emozione data dall’aria che si respira dentro lo stadio è un’altra cosa.
Share on Facebook21 apr
Mhhh, stasera sono davvero a pezzi pezzettini. Giornata lunghissima e alla fine ho avuto modo di capire che qua, c’è bisogno assolutamente di una pausa. Si si, è ora! Il ponte del primo maggio potrà essere un ottima valvola di sfogo.
Ma si… non si può sempre “pensare”. Dopo giorni di preoccupazioni intense, pian piano sto tornando alla vita normale: lavoro, studi, impegni che ti prendono e ti tengono costantemente in tensione.
Stavo guardando un pò di vecchie foto. Mi piace sfogliare i ricordi, unico e vero legame fra passato e presente… ed allora, guardavo questo scatto immortalato nel giugno 2001.

Sulle spiagge del villaggio vacanze Valtur di Ostuni, ho trascorso una delle settimane più belle delle mia vita. Ricordi indelebili di una notte d’estate lontana una vita. Quella vacanza “a scrocco” la ricordo bene e penso di potermi prendere il merito di aver contribuito tanto a regalare una settimana da favola anche agli altri 5 amici, compagni di scuola, che con me hanno lavorato per la “spedizione degli angeli del web”. Beh, una storia lunga, fatta di un duro lavoro durato quasi l’intero anno scolastico (ero al quarto superiore) e che ha visto il culmine con la vittoria del nostro team alla finale regionale. Da li, si spalancarono le porte per le finali nazionali di Ostuni. Inutile dirvi che a tutto stavo pensando, tranne che al concorso e al premio in palio: il fatto di poter passare un’intera settimana in uno dei posti più belli d’Italia assieme ai miei amici… sapete dargli un valore? Beh, io no.
Perchè credo di aver regalato questa vacanza a noi tutti? Beh, il nostro prodotto vincente fu un portale web, nato dal lavoro del sottoscritto che ha dedicato tantissimo alla programmazione. Tenete conto che stiamo parlando del 2001 ed io avevo appena 18 anni. Di grossi portali locali non ce n’era nemmeno l’ombra ma noi, grazie al lavoro di una grandissima squadra, eravamo semplicemente unici nel nostro territorio.
Un esperienza indimenticabile che magari, un giorno, vi racconterò meglio…
Notte gente!
19 apr

Non voglio essere ne ripetitivo, ne troppo pesante, dando l’idea del tipico atteggiamento alla Beppe Grillo ma… questo stralcio tratto da lastampa.it dovete assolutamente leggerlo. Sono senza parole.
«Se le scosse avessero colpito al mattino, sarebbero morti in mille»
di FERRUCCIO SANSAUn’università costruita con la plastica. Come i Lego. E non una facoltà qualunque, ma proprio ingegneria, il regno dei progettisti. A guardare le tonnellate di detriti accumulati davanti alle aule degli studenti si resta di sasso: al posto del cemento armato si trova plastica espansa. Proprio questo avrebbe provocato il crollo che, se i ragazzi fossero stati presenti, era destinato a causare una strage. Ieri mattina decine di studenti si sono presentati davanti ai cancelli di ingegneria, come fosse un giorno di lezione. Ma il motivo era un altro: recuperare i computer e il materiale frutto di anni di ricerche. Così non è stato difficile per il cronista entrare e provare un atroce dubbio, un altro ancora, che il terremoto ha suscitato. E pensare che la facoltà di ingegneria era uno dei fiori all’occhiello dell’università dell’Aquila. Siamo a Roio Poggio, una collina che domina la città e si affaccia sulle montagne. Difficile trovare un ateneo altrettanto suggestivo, una specie di nido in mezzo ai boschi. Proprio per questo gli architetti negli Anni Ottanta avevano disegnato questi edifici dalle immense vetrate affacciate sul Gran Sasso. Un progetto dalla lunga storia che fu ultimato soltanto negli Anni Novanta, con tante imprese che si alternarono nell’esecuzione. Ma alla fine, si disse, ne era valsa la pena.
Oggi, però, a vedere gli effetti del terremoto viene qualche dubbio. L’edificio 1, quello della biblioteca, appare quasi integro. Certo, ci sono stati dei crolli, ma il sisma non è stato una carezza. I guai, seri, invece, si scoprono nel secondo palazzo, quello più frequentato, con decine di aule in grado di ospitare circa 1200 ragazzi. Arrivarci, sgusciando tra i corridoi ingombri di detriti, non è facile. Ed ecco la sorpresa. Le vetrate, appunto. Quello che doveva essere il tratto distintivo dell’edificio ha rischiato di provocare un disastro. Le enormi lastre trasparenti erano sospese a molti metri d’altezza e dovevano essere in grado di resistere ai terremoti. La garanzia derivava dal cemento armato su cui le vetrate avrebbero dovuto poggiare. Ma a quanto pare non era così. Lo dicono i detriti, ma anche i brandelli della struttura rimasti in piedi e ancora visibili. Lo dice chi se ne intende: «Al posto del cemento c’era della plastica», allarga le braccia un vigile del fuoco. Di cemento c’era soltanto un sottile spessore che non ha retto la scossa. Il risultato: tonnellate e tonnellate di materiale sono crollate sulle scale, proprio quelle da cui dovevano fuggire gli studenti. I vigili del fuoco e i professori che ieri camminavano con le torce elettriche per i corridoi bui e deserti dell’università non nascondono la rabbia: «Questa non è un’università, ma una trappola per topi». Tutti indicano le aule: decine, ma sotto il livello del terreno. Un docente allarga le braccia, forse immaginando anche se stesso in cerca di una introvabile via di fuga: «Se la scossa fosse arrivata in una normale mattina di lezione, non si sarebbe stato scampo».
Primo, per i crolli che si sono verificati negli spazi dedicati ai ragazzi. Secondo, perché la scala d’uscita era occupata dai detriti. Ma ancora: se gli studenti e i professori fossero stati all’università, sarebbero stati colpiti da lame di vetro pesanti decine di chili, precipitate da molti metri di altezza. «Qui ci saranno un sacco di cose da chiarire», commenta un tecnico dei vigili del fuoco, muovendo con un piede le macerie. Osservando i brandelli di struttura ancora pericolanti. Nei giorni scorsi gli esperti dell’università hanno compiuto i primi sopralluoghi nell’ateneo. Il rapporto con i risultati tra breve sarà completato e senz’altro aprirà un nuovo fronte di indagine. Intanto si sta cercando di risalire alle imprese che hanno realizzato le vetrate. Di distinguere gli eventuali responsabili dalle altre società che hanno compiuto i lavori a regola d’arte. I locali del primo padiglione e della mensa, per dire, hanno retto bene il colpo. Tutto per arrivare a quella domanda: chi ha utilizzato plastica espansa invece del cemento? All’uscita dell’università gli studenti formano capannelli. Si comunicano amarezza e delusione: «Rischiamo di perdere il lavoro di un anno». Un professore si allontana e a mezza voce sospira: «Se sapessero… altro che le ricerche, hanno rischiato di perdere la vita».
Fonte: Lastampa.it
ALTRE IMMAGINI DELLA FACOLTA’ CHE SI E’ SBRICIOLATA IN SOLI 23 SECONDI
Share on Facebook18 apr
Serata passata in giro per il web: a differenza di ciò che si possa pensare, la mia vita professionale nel mondo dell’IT, per assurdo, non mi permette di passare molto tempo davanti ad un pc per “sbrigare” un pò di cazzi personali. Il sistemista, sistema… ma la passione di un blogger va ben oltre e navigare per informarsi è una priorità assoluta per me.
In serata ho iniziato la fase di restauro di un pc che ho fermo in camera da diverse settimane: qualche piccolo ritocco e poi tornerà ad essere operativo.
Poi, dopo cena, ho pensato bene di navigare, perchè necessito di nuovi input per trovare l’ispirazione per riempire le pagine di questo diario. Solitamente, non ho bisogno di cercare l’idea giusta, viene da se! Ma in questi giorni, non posso che pensare al terremoto. Non è paura, ma più che altro un pensiero costante, che pian piano va scemando.
E così, navigando qua e la, mi ritrovo sul blog di una ragazza aquilana che da giorni sta aggiornando le pagine del suo sito proprio da una tenda, senza casa, senza lavoro e senza certezze. Per fortuna, è contenta del non aver perso un caro, ma da almeno un paio di giorni sta lanciando un allarme continuo proprio dalle pagine del suo blog. Quello che racconta Miss Kappa, all’anagrafe Anna Pacifico Colasacco, è molto diverso da quello che vediamo in tv: secondo la sua testimonianza ci sarebbero circa 1000 morti sepolti sotto le macerie dell’aquilano!!!
Notizia sicuramente di impatto notevole, ma la questione è questa: la persona in questione dice il vero? E’ solo un’allarmista o magari sta drammatizzando le stime?
I media parlano, giustamente, di corpi identificati ma se devo essere sincero, il numero di vittime che si conteranno sarà molto più alto. Probabilmente 1000 morti è una sovrastima esagerata, ma il punto non è il numero preciso, quanto più la grandezza assurda del dramma che la nostra regione è costretta a vivere. Sto cercando di informarmi, perchè pare che l’indiscrezione stia girando proprio fra i volontari della protezione civile presenti sul posto. A prova di ciò, questo video apparso da qualche ora su youtube, davvero preoccupante.
Bertolaso il lunedì mattina l’ha definita “la più grande tragedia del millennio”… parole non dettate dal caso: le operazione di recupero portate avanti fino ad oggi hanno riguardato solo persone “reclamate”: tanta gente è stata salvata grazie ai propri cari che personalmente hanno scavato ed indirizzato i soccorsi sotto le macerie, ma l’Aquila (e non solo) è ancora una città fantasma. Ci sono tanti edifici crollati e sotto le macerie potrebbero trovarsi decine, se non centinaia di corpi di gente sola, che magari non avevano un caro che li stava cercando. Quanti erano in affitto senza un regolare contratto? Quanti extracomunitari vivono nella provincia? Questi sono i morti che non vi dicono.
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