Questa sera, voglio deliziarvi con alcuni fra i detti conosciuti nella pescara che vive…..
quand la femmen trittic l’angh, o è puttan o poc ciamang
quando la femmina muove l’anca, o è puttana o poco ci manca
meje a ji a lu llet ngh lu cul gelat, ca ngh nu gelat ncul
meglio andare a letto con il culo gelato, che con un gelato in culo
li guaj de la pignatt, le sa la cucchiar
i guai della pentola, li conosce il cucchiaio
le chiacchiere se le port lu vend, li maccarun abbott la panz
le parole le porta via il vento, i maccheroni gonfiano la pancia
a chi nin ji pijac Galeon, o che si jettess da lu balcon
a chi non piace Galeone, si buttasse dal balcone
a chi nin ji pijac la cocc e lu vin, puzz murì duman matin
a chi non piace la figa e il vino, possa morire domani mattina
crisc sand ca diavl già ci sì
cresci santo che diavolo già ci sei
a llavà la coccj all’asin, ci s’arfonn l’acq e lu sapon
a lavare la testa all’asino, si spreca acqua e sapone
coccj d’asin, nzà maji scuppat
testa d’asino, non ha mai perso i capelli
cost poc e abbott
costa poco e sazia
chi va pe fregà, arman fregat
chi va per ingannare, resta ingannato
l’acq va a lu mar
l’acqua va al mare
vu la bott pien e la moj mbriac
vuoi la botte piena e la moglie ubriaca
daje e daje la cipoll divent ajie
dai e dai la cipolla diventa aglio
gend trist, annuminat e vist
gente triste, nominata e vista
prim di pijà la moje, apr l’ucchj e spann, ca ni jè na callar ca sarcagn
prima di prendere la moglie, apri gli occhi e spalancali, perché non è come una pentola che poi si cambia
nu colp a lu cerchj e un a la vott
un colpo al cerchio e uno alla botte
chi nind vo fà, sbirr o frat si va a fà
chi niente vuol fare, sbirro o frate si va a fare
quand’è bbon a magnà li miricule arrete a la fratte, ma quand’è temb de lu vin e dell’uv, pijetele ngul tu e li miricule
come è buono mangiare i frutti di bosco dietro la siepe, ma quando è tempo del vino e dell’uva, prenditelo nel culo tu e i frutti di bosco
quand’e’ bbone quand è fatt’ li miricule de le fratt, ma quand è temb d’uv e ficure….vaffangul a li miricule
come sono buone quando sono mature le more dei cespugli, ma quando arriva il periodo dell’uva e dei fichi, vaffanculo alle more
chi s’avandò, si sbrudò
chi si vantò, si sbrodolò
a la scuaijate de la nev, arijesc li strunz
allo sciogliersi della neve, riescono gli stronzi
la mmerd cchiù l’arvuciche e cchiù puzz
le feci più le rigiri e più puzzano
uije nni vuije li fuije sinz’uije
oggi non voglio l’insalata senz’olio
hàbbe pije, vrastoimije nin coije
farsi gabbare (prendere in giro) prende, bestemmiare no
aiz tazz e bicchijr, a la salut di li cavaglir; aiz bicchijr e tazz, a la salut di stu cazz
alzo tazze e bicchieri, alla salute dei cavalieri; alzo bicchieri e tazze, alla salute di sto cazzo
la femmene ca’ si scopr l’anghe, o è puttane o poche c’amanghe
la donna che mostra l’anca, o è puttana oppure poco ci manca
l’acq ca nà piuvut, sta ngjil
l’acqua che non è piovuta, è in cielo
nella vott picchl, ci sta lu vin bbon
nella botte piccola, c’è il vino buono
chi di speranz camb, disperat crèp
chi di speranza vive, disperato muore
signò, nà sentit di panz ssà schjin !!!
signora, ne ha sentite di pance la sua schiena !!!
lu garbin porta l’acq arret a la schin
il garbino porta l’acqua dietro la schiena
Un ultrà biancazzurro racconta gli scontri nella ormai storica PESCARA-LAZIO del 78
27 anni fa : Il giorno dell’ira… nessuno uscirà vivo di qui…

…nel sogno sto correndo… sudo… intorno a me donne che urlano… bambini che cadono…mi sveglio di soprassalto ansimando… mi alzo dal letto e guardo fuori dalla finestra …… merda…
L’alba era livida quel cinque marzo 1978, un mattino cupo e piovoso come cupa era l’atmosfera in centro a Pescara . Io arrancavo , saranno state le 8, verso la stazione ferroviaria (all’epoca la vecchia) seguendo i binari, venivo da sud, raccogliendo alcuni bulloni di quelli grossi e pesanti non meno di 1 kg con i quali venivano fissati le traversine dei binari alla massicciata. Altri imitavano il mio esempio ,in giro c’erano coltelli a serramanico, c’erano catene, lame da sub, c’erano sbarre di ferro, biglie di acciaio , c’erano mazze di legno chiodate, 2 ragazzi addirittura portavano aste da biliardo, c’erano chiavi inglesi, un ascia, pistole lanciarazzi già cariche, c’erano giubbe mimetiche e volti coperti da passamontagna. Dai lati di Corso Umberto dopo la piazza del Sacro Cuore fino a tutto il piazzale della stazione e fin dentro la stessa si aspettava il treno da Roma in orario verso le 9.30. L’attesa ,insopportabile, ci mise in condizione di iniziare a distruggere qualche vettura targata Roma nei pressi dell’hotel Plaza o parcheggiate nel piazzale della stazione, vana risultò la speranza di veder arrivare i legittimi proprietari, la sera prima con un paio di macchine avevamo effettuato una ronda per scovare il pullman della lazio calcio e avendolo trovato ,infine , sul lungomare di Francavilla (zona Asterope) prontamente lo imbrattammo di scritte, qualche danno alle luci e alle gomme ma la zona era piena di pula, quindi ci ritirammo , se dovevamo essere fermati lo sarebbe stato il giorno dopo.
Quando giunse il treno non c’erano tracce visibili di tifosi laziali, ma noi sapevamo che c’erano…… dovevano esserci ! cercavamo di far parlare … chiedevamo l’ora , e altre stronzate tipo : che tempo fa a Roma etc… e anche se non rispondevano a volte leggevi il terrore negli sguardi (qualcosa di gratificante…) i primi colpi furono inferti, alcuno caddero come birilli sul marciapiede della stazione, cinque o 6 fuggono in direzione del bar Apollo che fu assediato, volano bulloni e pietre , il bar espugnato… 2 o 3 svicolano (dopo furono ripresi…….…) gli altri boccheggiavano sull’asfalto bagnato non solo dalla pioggia. Notammo allora uno strano movimento vicino la fermata dell’autobus che portava verso via Marconi, il 2 stava per sopraggiungere e con un gruppo di circa 15 persone mi infilai sull’autobus , tra i presenti alcune facce erano tese , bisognava farli parlare… “ehi tu” facemmo a uno, ma non rispondeva, teneva il giubbotto ben allacciato, “fai vedere che hai qua….” mettendogli le mani vicino al collo, di nuovo quegl’occhi colmi di paura…… eravamo alla fermata della Standa la porta si apre e costui si precipita fuori seguito a ruota da altri, scendemmo tutti , gran parte si infilò per via Teramo , quello di prima entrò nella galleria di Fiorenza (la galleria c’è ancora sul lato sinistro di via Teramo) ma era in trappola, finì raggomitolato per terra colpito 10, 20,30 volte ,poteva bastare….. ci sono gli altri… andando via lo osservai : aveva la testa inclinata in maniera innaturale e il sangue (il suo) si allargava a pozza lentamente sotto il suo corpo ……. vittime ! non lo siamo tutti ?
Le continue battute per le vie del centro danno qualche “frutto”, ma il grosso, pensiamo, deve essere da qualche altra parte (in effetti “il grosso”…… non c’era !), decidiamo di avvicinarci allo stadio (è mezzogiorno passato) la pioggia è incessante, le vetture targate Roma sistematicamente danneggiate , all’angolo con via Tibullo (ora c’è un ristorante cinese) c’era una trattoria economica , parcheggiata davanti, in bella mostra una Opel GT 1900 Coupè argento fiammante, occorre stanare i topi…….., con un bullone FS spacchiamo il parabrezza, con una bomboletta color blu stampo un bel “LAZIO MER.DA” sul cofano, e qualcuno con un punteruolo si cura delle gomme , vedi che funziona ? un trafelato avventore infatti si precipita fuori dal locale con ancora il tovagliolo sulla camicia e una posata in mano “aoooo, a machina,…….” fa , ma gli muore in gola, “sei solo ?” chiedo io avvicinandomi con in mano la bomboletta puntata verso il suo viso, il topo tremante squittisce “ a machina……. a machina….” (chiaramente stava continuando l’opera di distruzione su finestrini specchietti e carrozzeria) e quindi si becca un po’ di vernice in bocca, però non esce + nessuno ……. Vediamo nel mentre gente passare correndo , li seguiamo : sembra che attila e il tassinaro siano stati avvistati vicino lo stadio con una pistola ! leggende metropolitane ? …. Comunque la leggenda narra che siano fuggiti lungo via B.Croce (verso nord) e nessuno li ha più visti per quel che ne so. Infruttuose le ricerche di un fantomatico pullman degli eagles supporter , o di qualsiasi merdoso club laziale, alla ricerca del tassinaro becchiamo altri disgraziati (forse del suo gruppo) che sperimentano la durezza delle saracinesche di via B.Croce , via Chiarini, via Valignani e via Barabba.
Entriamo in curva sud (la nord era mezza disastrata dai lavori) e qua… incredibile !…. a un certo momento arriva un babbeo (con una faccia proprio da …laziale) con sorriso ebete e bandiera sventolante (di quelle che si comprano fuori lo stadio) in compagnia di una tipa e un altro soggetto , come ci vede (tutta la curva lo guarda) gli si ghiaccia il sorriso ma rimane , come pietrificato, con la bandiera alzata, era troppo da ridere….. pensai “a questo se lo ammazzano , gli fanno un favore….” Ci piglia 4 schiaffi , qualcuno gli strappa la bandiera, lui resiste, per sua fortuna 5/6 caramba lo trascinano fuori , mi affaccio alla ringhiera e lo vedo inveire da sotto con i caramba che lo “scozzettano” sospingendolo a calci nel sedere…… che asino ! a titolo di cronaca pioggia senza sosta anche durante la partita goal di Ferro di testa , vinciamo 1 a 0 (Garella…. sugaci la cella !) e via ! di nuovo fuori con rinnovata speranza (che si sa… è l’ultima a morire)
Qualche bas.tardo viene scovato vicino il palazzetto (uno che non voleva mollare la sciarpa si becca un calcione tra le gambe così forte che penso non abbia mai più avvicinato una femmina) girando da dietro torniamo su via Marconi all’altezza dell’Agip , un gruppo si decide per viale Pindaro (zona attuale Università) io ed altri risaliamo via Marconi e … vicino l’ingresso del circolo tennis notiamo delle macchine targate Roma già cariche e pronte a partire , un attimo ed è il pandemonio, le macchine circondate alcuni costretti a scendere e duramente percossi……. Noto in una di queste 2 donne che urlano e dei bambini terrorizzati ! “fermi, fermi !” faccio io , spalleggiato da un mio amico e spingo via uno dei miei compari , “ci sono dei bambini, cristo !” al che questo (mi sembra fosse “xxxxx”, ma non ci giuro su) mi fa “e allora ? ti sei scordato cosa è successo a Roma , eh xxxxx ?” lo fisso e rispondo “ e noi saremmo come loro ? siamo come le mer.de laziali ?” credo capisca, abbassa lo sguardo , ci scansiamo , “via via !!” urlo io e la macchina con uno scatto si dilegua. Mi guardo intorno, la giostra continua , rumori di vetri infranti, ululare di sirene, urla e bestemmie……… comincio ad essere stanco…. Sono 10 ore che giro sotto la pioggia, il passamontagna che indossavo è da ore in tasca perché troppo bagnato, la testa mi pulsa fradicia, i piedi fanno squash squash, gli occhiali sono da spannare ogni 30 secondi, mi incammino verso casa
(appena 3 km) do la scalata alle rampe che portano al mio pianerottolo guadagno l’ingresso e mi infilo nel bagno, apro la vasca con acqua bollente e inizio a spogliarmi “tutto bene ?” mi urla mia madre da fuori la porta e mentre le rispondo, ops… mi cade un bullone dalla mimetica (che testa !)
, devo far sparire l’arsenale, penso, “tutto ok mà, tutto ok” e mi inabisso….
NU SEME NU E QUAND PASSEM LA GEND DICE: “ESS QUISS, LI PISCARIS”
Questa sera vi allego un articolo scovato in rete…. penso che sia meglio non anticipare nulla… l’ottimo giornalista ha espresso al meglio cosa accade in alcune zone del mondo:
Fioriscono in Iran, Cina, Nepal, Tunisia. Offrono una voce libera a chi si ribella alle censure dei governi sul web Minacce, arresti e censure: la vita difficile di quei blogger
Il blog di Mohamad Abdolahi
ROMA – Prima di aprire il suo blog, Mohamad Abdolahi forse sapeva già a cosa sarebbe andato incontro. Mojtaba Saminejad e Arash Sigarchi, iraniani come lui, erano agli arresti per aver denunciato sui loro blog i soprusi cui vanno incontro giornalisti e blogger sul suolo del grande paese islamico. Arrestati per insulto alla figura delle autorità religiose e per crimini contro lo stato iraniano.
Le stesse accuse sono state rivolte verso Abdolahi, incarcerato lo scorso 28 febbraio e condannato a sei mesi di prigione. Secondo lo scarno comunicato di Reporter senza frontiere, il blogger, attivista nel campo dei diritti civili, aveva pubblicato sul suo Iran Reform una lettera aperta in lingua farsi all’ayatollah Ali Khamenei. Anche sua moglie, la blogger Najmeh Omidparvar, ha dovuto subire 24 giorni di prigione per aver cercato di aiutare il marito pubblicando sul blog un suo messaggio e rilasciando interviste.
Abdolahi è solo uno dei molti cyberdissidenti imprigionati. Sono blogger, a volte anche giornalisti, e vivono nei paesi in cui la censura è più opprimente e dove Internet non è uno strumento libero. Oscurati e filtrati all’interno del loro paese, fioriscono dove lo sviluppo tecnologico mette in mano a tutti i blog, trasformati in liberi fogli pubblici su cui esprimere le proprie idee. Non solo in Iran, ma anche in Cina, Nepal, Singapore, Tunisia. E anche nell’Iraq liberato.
In Nepal i blog sono l’unico strumento attraverso cui viene veicolata la libera espressione. Da quando, lo scorso febbraio, il re Gyanendra ha assunto con un golpe i pieni poteri, solo i giornali governativi hanno diritto a pubblicare i dettami del monarca e solo i blog sembrano poter scalfire la rigida censura. United We Blog e Radio Free Nepal aggiornano continuamente i loro siti con foto e racconti delle convulse giornate e informano il mondo, in inglese, dei continui abusi su giornalisti e società civile. “Io scrivo ciò che vedo e che penso”, ha dichiarato l’anonimo editore di Radio Free Nepal alla Reuters. Il blogger è costretto, per non essere arrestato, a inviare e-mail con i messaggi da pubblicare ad amici al di fuori del paese.
In Cina, secondo la BBC, sono 63 i cyberdissidenti tuttora incarcerati. Motivi politici ma anche religiosi, come quelli che tengono in carcere dal 2003 Zhang Shengqi, che ha messo online documenti sulle azioni di repressione del governo cinese verso la comunità cristiana. L’accusa: “violazione di segreti di stato”. A marzo 2004 il governo cinese arrivò addirittura a chiudere i tre maggiori servizi cinesi di pubblicazione di blog (blogcn.com, blogbus.com, e blogdriver.com) poiché su alcuni di essi erano stati trovati messaggi riguardanti i fatti di piazza Tiananmen e l’epidemia di Sars. Sono stati riaperti solo dopo aver introdotto sistemi di filtraggio automatico.
I blog danno voce a tutti e tutti possono trovarsi in pericolo. A Singapore diversi blog, sempre secondo Reporter senza frontiere, hanno dovuto chiudere i battenti dopo essere stati minacciati di denuncia dal direttore dell’Agenzia statale per la Scienza e Tecnologia; in Bahrein, il ventisettenne blogger Ali Abdulemam è stato arrestato a fine febbraio per aver pubblicato sul forum Bahrain Online dei messaggi critici verso il regime del piccolo stato arabo. Zouhair Yahyaoui, per tutti Ettounsi, creò nel 2001 uno dei più noti blog francofoni tunisini, Tunezine.com; arrestato nel 2002 per “divulgazione di false notizie” e rilasciato dopo 18 mesi, è morto lo scorso marzo a soli 36 anni, sfiancato da una dura detenzione.
Anche l’Iraq può contare i suoi blog censurati, ma da parte americana. Il maggiore Michael Cohen, medico militare del 67esimo reggimento a Mosul, nel nord dell’Iraq, gestisce dal 2004 il sito 67cshdocs.com. Sul blog oggi rimane solo una scritta: “Superiori mi hanno ordinato, sì, proprio ordinato, di chiudere chiudere questo sito. Secondo loro le informazioni contenute in queste pagine violano diversi regolamenti dell’Esercito”. L’esercito americano, chiarisce un portavoce della coalizione, permette ai soldati di gestire un blog se non rivela segreti che mettano in pericolo l’incolumità dei soldati. Pochi giorni della chiusura, il dottor Cohen aveva descritto con grande pietà umana l’inferno dell’attacco alla base di Mosul del 21 dicembre: 22 morti e 60 feriti americani.
I blog sono uno strumento di libertà e, per “onorare” la loro importanza, Reporter senza frontiere ha istituito anche un premio. Per il “Freedom of expression blog award” sono in lizza 60 blog da tutto il mondo, in inglese, francese, russo, arabo, farsi e anche in Italiano. Chiunque, fino al primo giugno, può registrare il proprio voto e rendere omaggio a chi difende a caro prezzo la libera espressione delle idee.
E’ di ieri la notizia clamorosa che un ragazzo, uno studente universitario di Bologna, è riuscito a far saltare quelle belle righe nere poste sul rapporto dossier americano sul caso Calipari. Dovevano restare anonimi i militari indagati per l’omicidio dell’agente segreto italiano ed invece….un banalissimo errore di valutazione ha svelato i nomi degli “esecutori”: è stato Mario Luzano, della guardia nazionale di New York, a premere il grilletto del fucile che ha sparato il colpo fatale.
Di colpo sappiamo nomi e cognomi. Sappiamo da dove venivano i soldati che erano al check point volante 541 e che spararono all’auto su cui viaggiavano Giuliana Sgrena, Nicola Calipari e l’altro agente del Sismi che guidava. Anche di lui sappiamo il nome. Sappiamo il nome dell’altro agente del Sismi in contatto con Calipari da Bagdad. Sappiamo chi erano gli ufficiali che quella sera del 4 marzo scorso avevano un’unica priorità: proteggere il convoglio di quello che in tutto il rapporto è chiamato Vip, l’ambasciatore Usa in Iraq John Negroponte.
Basta prendere il formato pdf del documento dal sito del comando della forza multinazionale in Iraq, copiarne il testo e incollarlo su un normale programma di scrittura. Oppure, cambiando il colore dello sfondo sul pdf e rendendolo dello stesso colore delle pecette e scegliendo il bainco come colore di testo. Tre movimenti di mouse e cadono tutti i segreti.
Ma ci rendiamo conto che questi sono gli stessi che promettono di proteggerci dal terrorismo? Penso che, questa cosa degli omissis, NON sia una cosa di estrema gravità, ma di certo…dovrebbe far riflettere.
Nelle ultime ore ho cercato molto sul web, per documentarmi il più possibile sull’argomento, e vorrei riproporvi un articolo apparso sulla “repubblica”. Credo sia molto significativo…
L’ANALISI / IL DOSSIER CALIPARI SVELATO SUL WEB
Un banale errore da segretaria la tecnologia non risparmia i potenti
ROMA – Una banale dimenticanza. La commettiamo sui nostri computer ogni volta che lavoriamo su un file. Le segretarie ne costellano le loro giornate. Di piccoli ostacoli e incidenti è fatta la quotidianità con le macchine. Di cose che accadono a tutti noi, uomini comuni, che crediamo di poter risolvere con le nostre mani l’intrico burocratico che l’uso della tecnologia ci disegna addosso come una ragnatela. Mille piccoli adempimenti quotidiani – ricarica il cellulare, setta l’agenda, apri quel sito, installa il software del palmare sul pc che però non va, configura, salva, setta. Gerghi che sono check-list di cose da fare. E uno sbaglia e le conseguenze si vedono. Ma il punto è che quando pensi ai militari americani, non credi ai tuoi occhi. Pensi che chissà quali software di alta raffinatezza ci siano dietro, a prova di errore e di umano. Persi nella fantascienza degli scudi stellari, abbiamo dimenticato che è possibile sbagliare usando il programma della segretaria.
Perché quello che ha portato in rete e in chiaro gli omissis sul caso Calipari è l’errore che chiunque può commettere, fatto sopra un programma che tutti abbiamo sul nostro computer. E qui viene il punto: dalle cronache di queste ore sappiamo che i documenti gli americani li scrivono con Acrobat, che le comunicazioni tra posti di blocco erano fatti in “voice over ip” (cioè il programma di telefonia su internet che tutti stiamo imparando a usare perché costa pochissimo o niente), le comunicazioni con casa sono frutto di connessioni sul messenger di uno dei vari provider internet. Il Re si serve sempre dei pedoni e l’Impero comunica con gli strumenti delle masse. Anche con gli errori delle masse.
E non è un caso che questo accada. Quei programmi hanno molti vantaggi: si installano facilmente, si imparano in pochi minuti di pratica (Adobe meno, ma non è certo un arcano), si usano su qualsiasi computer. Insomma funzionano. Però sono precari, come si rivela in quelle telefonate con l’amico, in cui a un certo punto la conversazione è fatta di: Mi senti? Ci sei? Resetto? No, scemo, devi resettare! Il software di guerra non è perfetto e nemmeno troppo intelligente. E’ lo stato dell’arte che conosciamo. E dalla guerra proviene, dalla guerra di tanto tempo fa.
Il Voice over Ip e i messenger sono frutto dell’ingegno dei programmatori che lavoravano per l’esercito, in alcuni casi quello israeliano. Come per internet, nata militare e diventata civile, il “reverse engineering” , la ricaduta di pace di ciò che è pensato per la guerra, ha prodotto un boom di massa che oggi segna un ritorno alle origini delle applicazioni pensate per la guerra. Ma esattamente come in tempo di pace e nella conversazione fra due adolescenti, quella roba può fermarsi, può sbagliare, ma soprattutto può far sbagliare.
In un libro molto bello di Edward Tenner, “Quando le Cose si ribellano”, di qualche anno fa si compie una rassegna di tutte le dure repliche della tecnologia alle speranze di chi l’ha lanciata. Tenner rivede le promesse realizzate (molte) e i problemi creati dalle macchine che accompagnano la nostra vita. Una di questa è la crescita burocratica dei mille piccoli adempimenti quotidiani. Si finisce per lavorare per il computer prima che questo lavori per noi. E’ un aumento di complessità operativa che si accompagna all’efficacia, al numero, alla potenza delle operazioni che compiamo. Ai censori americani questo è successo. Un incidente dovuta alla tecnologia che si ribella. Non è la prima volta che accade, anche perché non esiste una tecnologia a prova di errore. In ogni dispositivo tecnologico l’errore umano è possibile e le potenziali conseguenze catastrofiche. In fin dei conti che fine fa il pilota-cow boy del “Dottor Stranamore”? La molla che libera la bomba “fine di mondo” non scatta, ma non c’è elastico che non ceda a un vero americano esperto di meccanica. Lui ci sale sopra, libera il contatto, e scende verso l’abisso a cavallo della morte, gridando “Yahoo!”.
Ecco cosa mi è successo oggi…
Ore 14: finalmente è appena terminata la lezione (estenuante) di Management Finanziario….Quella del mercoledì credo sia la lezione più dura della settimana perchè cercare di ascoltare il prof nell’ora che, solitamente, è dedicata al pranzo….è DAVVERO DURA!
Ma anche oggi è passata….salgo in auto….e via…..a tutta birra lungo la nazionale Adriatica, strada che collega casa mia dall’uni. Il solito traffico delle ore di punta mi costringe ad effettuare diverse deviazioni per vie e viuzze. Questa cosa, nel mio inconscio, mi induce a pensare di impiegare meno tempo per raggiungere casa…ma di sicuro (km alla mano) la cosa non è del tutto veritiera, ma non mi importa: già il fatto di muovermi e non restare intrappolato nel traffico mi fa stare più allegro…e per favore lasciatemi stare nella mia beata ignoranza
Dopo mezzora di curve, frecce, prima, seconda, terza, quarta…..arrivo a casa. Pranzo veloce….e mi butto sul letto per i miei 30 minuti di pace: alle 16 si torna a lezione
E qui….succede l’irreparabile: parto col solito zapping rai1, rai2,rai3…..mtv,la7……bah….non c’è niente in tv….mettiamo un pò di musica: anche se la programmazione pomeridana di mtv non è in linea con i miei gusti musicali, mi soffermo e vedo che c’è TRL…..che palle: un gruppo di mocciosi che saltano e si sgolano x quei due sfigati di conduttori che sono li x dire il titolo del prossimo video….. Ma fa niente: NON C’è NIENT’ALTRO IN TV….poi sta passando il nuovo dei Subsonica (Abitudine)…..spettacolo di CANZONE! volume a palla e sale la voglia di pogare..peccato che sono solo in una stanza ben arredata che tra l’altro è la mia stanza…quindi NIENTE BARUFFE, che non mi si crea di sistemare.
Fatto sta che mi hanno scazzato tutto il pomeriggio…e quando finalmente mi era passata l’incazzatura x aver visto quelle due facce da culo farsi i fighi, passo davanti ad un cinema di Pescara e vedo la locandina di “Troppo Belli”. Fosse per me quel film si chiamerebbe “Troppo Sfigati”…. ANDATE A LAVORARE GNURANDUN”
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