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La città fantasma

Pripjat è una parola che a molti di voi non dirà nulla, eppure oggi è un’ambita e ricercata metà del macabro turismo post contaminazione. Pripjat era la sede della tristemente nota centrale nucleare di Chernobyl e fa parte della cosiddetta zona di alienazione, o “Zona dei 30 km”, area compresa approssimativamente nel raggio di 30 km dal sito dell’ex-centrale nucleare di Chernobyl e istituita in seguito all’incidente nucleare del 1986. E, pensandoci bene, mai come in questi giorni, l’argomento è tornato d’attualità.

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Pripyat, la città abbandonata dall’uomo nel 1986.

Quanto riportato sulla pagina di Wikipedia è solo una limitata ricostruzione di quanto si possa immaginare: la realtà è ancora più brutta di quella che si può vedere nelle foto o in qualche video presente in rete. Pripjat era una città giovane, con cento mila abitanti spariti nel nulla da quel 26 aprile 1986. Tutto è fermo a quel giorno. Restano i fantasmi… In un diametro di 30 chilometri ci sono poi, nascosti tra gli alberi, decine e decine di villaggi, tutti uguali, tutti vuoti. La flora e la fauna della zona sono state pesantemente colpite dalla contaminazione radioattiva che ha seguito l’incidente. La nuvola di polvere fortemente radioattiva ha lasciato dietro di sé quella che oggi è conosciuta come la Foresta Rossa: l’area è considerata da alcuni un esempio di Parco involontario.

Pripyat, oggi, si erge come un monumento e monito all’uomo contro il totalitarismo, l’orrore, l’inettitudine. Per un prezzo compreso tra i 200 e i 400 dollari, pasti e trasporti inclusi, il turista ha diritto a un’escursione della durata di un giorno, godendo di un’ampia libertà di movimento. Nell’ambiente scientifico è considerata letale un’esposizione a radiazioni comprese tra 300 e 500 röntgen l’ora. I livelli rilevati nella zona interessata alle visite turistiche variano da 15 a qualche centinaio di microröntgen. A questi livelli, secondo l’agenzia, il pericolo può nascere soltanto da un’esposizione prolungata. Ma il governo ha imposto ulteriori norme per limitare i pericoli. Yuriy Tatarchuk, interprete e guida turistica, le elenca: restare in gruppo, restare sul cemento o sull’asfalto (dove i rischi sono minori che sulla terra nuda), non toccare nulla. Tutte regole che vengono categoricamente infrante dal turista. Perché, a prescindere dalle potenziali preoccupazioni di ordine sanitario, Chernobyl conserva tutto il fascino del proibito, promettendo un viaggio adrenalinico nella storia.

Nei villaggi che circondano la zona off-limit, a non meno di 19 km dall’epicentro della catastrofe, sorgerà un nuovo bussiness. Forse qualcuno si ricorderà di portare un fiore in ricordo dei tecnici che sigillarono il reattore impazzito e le loro vite in un sarcofago di cemento armato. Qualcun altro, forse, si ingannerà di sentire ancora le voci dei bambini che giocavano nei cortili spettrali.
Fonte: Fantascienza.Com

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Veduta della ruota panoramica di Pripyat, simbolo dell’abbandono dell’uomo

Perchè parlarvi di Pripjat? Semplice, per non dimenticare che il nostro futuro dipende esclusivamente dalle persone che fanno parte del nostro Paese e, se qualcuno se ne fosse dimenticato, NOI facciamo parte del nostro Paese.
Nella mia ricerca di informazioni sulla storia del disastro di Chernobyl, ho avuto modo di studiare e reperire una grande mole di dati, presi da blog e siti di riferimento. In particolare, mi è piaciuto anche credere al racconto di Elena, la storia del viaggio in moto di una giovane donna ucraina attraverso la zona “proibita”, attorno all’impianto nucleare di Chernobyl. Molti in rete sostengono che il diario pubblicato non sia reale, fatto sta che ascoltare le immagini riportate sul sito, vale più di tante verità.


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