Bamboccioni condannati a consumare (senza lavorare)
Nella mia quotidiana sfogliata online serale, sono rimasto profondamente colpito da un articolo apparso su panorama. Difficilmente pubblico integralmente articoli presi da altre fonti, ma questo pensiero espresso in poche righe di testo, mi ha lasciato letteralmente senza parole.
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Il sociologo De Masi: Bamboccioni condannati a consumare (senza lavorare)
I due milioni di bamboccioni, ossia il 21,2 per cento degli under 29 di cui parla l’Istat nel suo rapporto annuale 2009, fuori dal mercato del lavoro e dal circuito dalla formazione sono condannati a consumare senza lavorare. “Perché ormai il lavoro è diventato un privilegio”, spiega a Panorama.it il sociologo Domenico De Masi.
“Ai tempi di Marx questi due milioni sarebbero morti di fame, mentre oggi basta una persona che lavora per mantenere più persone”, spiega. Colpa (o merito, dipende dal punto di vista) dell’evoluzione del mercato: aumentano le attività intellettuali, diminuiscono quelle manuali, che però garantivano più posti di lavoro. Oggi ci sono le macchine e i computer e non tutti possono fare gli impiegati e i dirigenti.
Aumenta la formazione, ma il mercato non riesce ad assorbire tutti i giovani. “Agli inizi del ‘900 i laureati ogni anno erano circa 6.000, la metà dei quali espatriava. Ora sono 160.000, un surplus rispetto all’offerta”, aggiunge De Masi. “E i laureati è difficile poi che si mettano a fare lavori manuali, che oggi fanno infatti gli immigrati”.
Per questo, secondo l’autore di fortunati saggi e testi più divulgativi, tra i quali l’Ozio creativo, i 2 milioni di bamboccioni italiani rimangono in questa specie di limbo, mantenuti da chi invece ha il privilegio di lavorare, perché oggi il lavoro, nella maggior parte dei casi, non è più logorante, anzi è appagante, “altrimenti non si spiegherebbe perché alcuni dirigenti rimangano in ufficio oltre dieci ore al giorno”.
Senza contare che una volta c’era sì il lavoro, ma non la ricchezza, mentre oggi in Occidente è il contrario: ”C’è molta ricchezza, ma non il lavoro”, puntualizza De Masi. E dove è finito, appunto, il lavoro? “E’ stato liberato dalle macchine e dalla globalizzazione”, prosegue il professore.
“In futuro, infatti, avremo un 20 – 30 per cento di lavori creativi, altrettanti manuali e un quaranta per cento di gente che produrrà senza lavorare”. Possibile? La scommessa, assicura De Masi, è tutta qui: imparare ad impiegare il proprio tempo libero.
Una possibilità, una liberazione, ma anche un dramma, perché con la pancia piena e la prospettiva di una giornata “vuota” ci si può anche “deprimere, drogare o diventare criminali”. “Ancora non abbiamo capito questa svolta epocale”, aggiunge De Masi, che anticipa a Panorama.it il suo ultimo libro che verrà pubblicato il prossimo autunno: si chiamerà “Né, né”, una fotografia della giornata tipo, da quando si alzano a quando vanno a dormire, dei circa 2 milioni di bamboccioni che non studiano e non lavorano.
Un quadro che bisognerà studiare bene: “Non è vero che il calo dell’occupazione dipende dalla crisi. E’ una fesseria che si racconta sui giornali: le aziende, quando torneranno i soldi, compreranno macchine nuove e più efficienti e non assumeranno altro personale”, conclude De Masi. Il numero dei bamboccioni è destinato a salire.
Fonte: Panorama.It
























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