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Live 8 Live

Paul, Pink Floyd & C. in scena la musica global
Giovani band frementi di passione elettrica, rabbiosi rapper e la regina Annie Lennox

live8 Live 8 Live

Una catena di canzoni ha avvolto il pianeta. Trenta, quarant’anni di storia della musica pop frullati in una vertigine mediatica. Come resistere allo sguardo di Bono che guarda Paul McCartney negli occhi e vede passare la sua infanzia di ragazzino che sognava i Beatles? Come resistere ai Pink Floyd che per ritrovarsi a cantare la struggente nostalgia dell’assenza scelgono il palcoscenico del mondo?

Dovunque, sparse per il mondo, masse vocianti, una miriade di suoni intrecciati, rimbalzanti da una città all’altra, uniti da un chiassoso caos mediatico fatto di computer, telefonini, emittenti interattive, dentro il quale si poteva comporre a piacimento il proprio Live 8. Primo forte segno dei tempi. Ieri il mondo suonava, dovunque, simultaneamente, senza un vero e proprio centro. A parte Londra, per forza di cose preminente, ma non più di tanto, e il solito dominante asse anglosassone che ancora ieri qualcuno contestava.

Pochi africani? Certo, ma in compenso è andata in scena la storia e se c’è qualcosa che può smuovere le coscienze è proprio la musica, quando si ricorda del suo potere. Siano vecchie star dal volto appassito, ma sempre capaci di dare spettacolo, come McCartney e Elton John, giovani band frementi di passione elettrica come i Green Day, rabbiosi rapper come Kayne West, o una regina come Annie Lennox capace di cantare da sola al pianoforte mentre dietro di lei scorrevano immagini di bambini massacrati dalla povertà. Oppure Ligabue, Pelù e Jovanotti che hanno ribadito insieme Il mio nome è mai più, o Sting che ha cantato Every breath you take, mentre sul grande schermo scorrevano le facce dei premier del G8, Berlusconi compreso. Una dedica fin troppo delicata.

Un elenco infinito, un’enciclopedia live della musica del mondo, e attraverso questa babele la storia: i Pink Floyd, Brian Wilson e l’eco scintillante dei Beach Boys, Stevie Wonder e George Michael, citazioni a raffica di Beatles e Bob Marley, citato ovviamente anche dalla moglie Rita e dai figli Julian e Ziggy entrati a sorpresa nella performance dei Black Eyed Peas, a Filadelfia.

Una storia gettata prepotentemente in campo fin dall’inizio da un duetto di quelli che fino a ieri i fan del rock potevano solo sognare: U2 e Paul McCartney, in una splendida fortuita coincidenza temporale che ha fatto diventare il testo di Sgt. Pepper una perfetta epigrafe all’evento: “sono oggi vent’anni (da Live Aid, ovviamente)… vi vorremmo portare tutti a casa con noi… speriamo che lo show vi piaccia”. In fondo anche la “banda dei cuori solitari” è una dolce metafora di quello che è successo, dolce ed eccitante come solo i Beatles sapevano essere. Il pianeta dei cuori solitari oggi si è unito.

Vent’anni o poco più sono anche il tempo in cui i Pink Floyd sono rimasti lontani. Neanche l’abbattimento del muro di Berlino bastò a riunirli e a celebrare con The Wall la riunificazione della Germania ci andò il solo Roger Waters. Vent’anni sono tanti, e le differenze sono sotto gli occhi di tutti. A Live Aid Madonna ci arrivò da adolescente maliziosa, con poco da dire, oggi a Londra ha iniziato dicendo: “Siete pronti per la rivoluzione?”, più matura, elegante, cantando con accanto la bambina, oggi una meravigliosa venticinquenne, che a Live Aid fu l’immagine della sofferenza dei bambini africani. Lei è il simbolo vivente di un risultato concreto. Si è salvata, è cresciuta, si è diplomata. Vent’anni passati non invano.

Le dieci città di Live 8 hanno prodotto una quantità immane, inverosimile, di musica, perfino difficile da seguire, con molte esibizioni in simultanea e obbligo di zapping, e di scelta tra Sting a Londra e i Roxy Music a Berlino, tra Ligabue a Roma e Manu Chao a Parigi, con alcuni artisti che si sono spostati da una città all’altra, Zucchero da Roma a Parigi, Dido e Youssu N’Dour da Londra all’Eden Project in Cornovaglia dove, parzialmente oscurati, suonavano in massa gli africani messi insieme da Peter Gabriel.

Mosca, Tokyo, Johannesburg, rappresentanze minori, con pubblici modesti, per contro Filadelfia, imponente, la più giovanilista per quanto riguarda il cast, con molti rapper (che a Live Aid non c’erano) e uno scatenato Will Smith che ha realizzato dal vivo il “Click spot” ovvero lo schioccare le dita ogni tre secondi (l’intervallo di tempo che segna la morte di un bambino in Africa) che è girato in questi giorni con altre facce famose, da Claudia Schiffer a Sofia Loren, proponendo il click a tutti gli spettatori con evidente emozione collettiva. Will Smith è stato uno dei pochi a unificare il complicato e inafferabile evento, ha chiamato tutte le città: Berlino, colma di gente, Parigi, festosa e multietnica, Roma, schierata al gran completo con tutti o quasi i suoi cantanti di peso. “We don’t want charity, we want justice”, ha detto Bono. Un sogno possibile?

Fonte: Repubblica.It

Per rivivere l’emozione degli 8 concerti nel mondo:
Aol Music Channel (ENG)
Sito Ufficiale
Live8Live (MULTI LANG)
Altri link di riferimento:
TgCom (IT)
Ansa (IT)
Cnn (ENG)
Technorati (ENG)

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